Domenica 16 luglio – VI dopo Pentecoste – Mosè

Educarsi al pensiero di Cristo/2

per una comunità missionaria feriale

 vita di Mosè, servo di Dio

 Da giovane prete mi era molto cara la figura di Mosè. La traccia di cammino per i 18nni si diffodendeva lungamente sulle ‘tappe’ della vita di Mosè: la formazione, l’insuccesso, la vocazione. Il filo conduttore era una riflessione dell’ Arcivescovo Martini che riprendeva il testo di Atti 7, Esodo 2-3 e uno scritto di Gregorio di Nissa.

Poi nel 1992 la scoperta di Mosè come “guida in un tempo di crisi”. Eravamo a Loyola con i giovani preti della diocesi e triangolando – come sapeva fare lui – tra Mosè, Pietro e S. Ignazio di Loyola l’ Arcivescovo ci spronava ad essere pastori in mezzo alla gente e davanti a Dio. Per me fu un’esperienza indimenticabile. Ricordo ancora la veglia mariana nel Santuario di Arantzazu con una comunicazione di preghiera e di fede tra giovani preti che mi è rimasta nel cuore.

Ogni volta che le pagine bibliche ci conducono a un confronto con Mosè ci chiedono di verifcare tre aspetti della vita cristiana:

  1. La vocazione. La curiosità di Mosè sull’ Oreb è segno di un’inquietudine che merita attenzione: di che cosa ho voglia? Che cosa desidero? Sono giovane: quali sono i sogni? Cosa ‘sento’ quando penso e immagino il mio futuro?
  1. La responsabilità. Sono adulto, sono giovane, sono anziano: come vivo le me responsabilità? Quali responsabilità mi prendo? Cosa faccio per il ‘mio popolo’?
  1. L’ intercessione. Mosè in mezzo al popolo e davanti a Dio non si stanca di servire entrambi con la preghiera. Anche nei momenti drammatici e faticosi.

Abbiamo tutti bisogno di confrontarci con Mosè. Perché tutti siamo

chiamati, nelle diverse vocazioni, ad essere “servi di Dio”.

don Flavio


 

Impariamo a conoscere il nuovo Arcivescovo:

LA CONFESSIONE

 

Ci sono quelli che iniziano dicendo: “Non so che cosa dire”. Ci sono quelli che obiettano: “Non capisco perché dovrei dire al prete i miei peccati”. Ci sono quelli che parlano a lungo, di tutto, amarezze, dolori, ingiustizie: parlano di tutto, eccetto che dei loro peccati.  Insomma sembra che il sacramento sia tutto lì, nelle parole di chi si confessa.
Forse anche per questo per alcuni la confessione è una fatica, un imbarazzo, e molti non si confessano.
Ma il sacramento della confessione si chiama anche sacramento della riconciliazione, per dire che il sacramento non si riduce all’opera dell’uomo che si dichiara peccatore elencando i suoi peccati: è piuttosto l’opera del Padre misericordioso che accoglie, perdona, fa festa per il figlio che torna scoraggiato e ferito per la sua vita sbagliata.

 

Ecco: una festa!

La festa non si può celebrare in solitudine, di nascosto. Ci deve essere gente, ci deve essere gioia e musica, affetti e cose buone.  La festa della riconciliazione dei peccatori pentiti è evento di Chiesa. Così si celebra il perdono di Dio: insieme! Insieme si riconosce che i propri peccati sono un danno anche per gli altri.
Insieme si sperimenta che perdono sperimentando che c’è una comunità che condivide la tristezza del peccato e la gioia della riconciliazione.
Insieme si riprende il cammino verso la santità non come l’impresa solitaria, ma come grazia sostenuta da tutto il popolo santo di Dio.
I preti sono, anche loro, peccatori in cammino verso la santità. Perciò sono confessori, ma anche penitenti. Si confessano e sperimentano la gioia del perdono. Fanno festa, perché sperimentano la misericordia di Dio.
Per questo nella festa di san Carlo, il prossimo 4 novembre, i preti si trovano tutti in Duomo a Milano per celebrare insieme il sacramento della confessione e la festa della riconciliazione. Si può immaginare che la gioia e la forza di quel momento condiviso siano un buon motivo per ingegnarsi a salvare il sacramento della confessione dalla sua riduzione individualistica. Diventerà festa condivisa in ogni comunità che accoglie la misericordia di Dio.

 S.E. mons. Mario Delpini

 


 

 

È un uomo di profonda spiritualità, coniugata con un bel senso di concretezza tutto ambrosiano. Forse anche per questo il nuovo Arcivescovo di Milano è così popolare in Diocesi, tra i preti, i fedeli, tanti amici. Il successore del cardinale Angelo Scola, compirà il prossimo 29 luglio, 66 anni, ma non si direbbe proprio, per il suo «stile» che non ha nulla del maturo sacerdote, secondo alcuni cliché facili e scontati, ma ha tutto del sacerdote maturo, nel senso più pieno del termine.

Chi lo conosce, anche nel suo profilo di padre spirituale, dice che è saggio ed equilibrato. Non fa sconti sulle cose che contano, appunto, che non si possono svendere, sulle verità della fede, sul rapporto con il Signore, ma comprende la vita non facile che vivono tante donne e uomini nella società di oggi, equilibristi spericolati tra lavoro, famiglia, impegni, responsabilità che «schiacciano». E, allora, viene in mente che, con le tante responsabilità che ha monsignor Mario Delpini – e ora a maggior ragione – anche lui si sarà sentito, qualche volta, schiacciato. Ma, certo, non lo dimostra.

Sarà per la nascita nel cuore della terra ambrosiana, per la vocazione, per la formazione e gli studi, per l’essere quel tipo di prete che, nel 1975, con i suoi compagni di ordinazione sacerdotale, si autodefinirono, nel loro motto «Uomini per la speranza». O, con più probabilità, sarà semplicemente, perché crede in Gesù, e come ha detto all’annuncio della sua nomina, in una Chiesa «semplice e lieta». Non a caso, il suo motto episcopale è Plena est terra gloria eius: «La terra è piena della Sua gloria».

Se la fotografia di colui che siederà sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo, impegnato a inforcare l’amata bicicletta per andare ogni giorno dalla Casa del Clero di via Settala, dove vive, in Curia, è notissima, lo sono anche alcune sue espressioni. Ad esempio, quando, appena divenuto Vescovo insieme al compagno di Messa e di episcopato, monsignor Franco Giulio Brambilla, attuale Vescovo di Novara, il 23 settembre 2007 in Duomo, ricordò scherzosamente il monito della sua mamma, oggi scomparsa, di fare attenzione a essere pettinato.

O quando, il 5 aprile del 2012, alla conclusione della Messa Crismale, durante la quale il cardinale Scola lo aveva appena nominato Vicario generale, disse, con una calma disarmante all’entusiasta intervistatrice riuscita a intercettarlo, che avrebbe continuato a fare ciò che aveva sempre fatto, il prete.

Anna Maria Braccini

PER TEMPO:

Con il termine dell’ORATORIO FERIALE, gli orari di apertura dell’ORATORIO saranno i seguenti:

Lu-sa 15,30 alle 18,00 – 20,30 alle 23,00

Do 15,30 alle 19,00

L’ORATORIO CHIUDERA’, per il periodo estivo, da Lu 31 Luglio e riaprirà Ve 1 Settembre

La SEGRETERIA PARROCCHIALE, chiuderà per il periodo estivo, dal 29 luglio e riaprirà il 2 settembre.


 

Do 16 VI domenica dopo PentecosteMosè

08.00 S. Messa Pro-Populo

10.30 S. Messa Deff. Minotti Rodolfo, Regina, Giulietta e Giovanni

Lu 17 S. Marcellina vergine

8.30 S. Messa

Ma 18 09.00 S. Messa
Me 19 47° compleanno don Angelo (1970) Auguri!

08.30 S. Messa Def. Rinarello Giulia

Gi 20 08.30 S. Messa
Ve 21 20.30 S. Messa Deff. Graziano e Romano Moretti – Ciceri Alberto;

Deff. Giordano Giuseppe, Maria e Carmelo, Gammacurta Anna e Crocefissa, Ragusa Faustino, Bisacco Manuela, Barba Salvatore, La Greca Salvatore, Gibella Ignazio, Pantò Giovanni, Nicolosi Francesco

Sa 22 Festa S. Maria Maddalena

No Confessioni

18.00 S. Messa Deff. Pengo e Maniero

Do 23 VII domenica dopo PentecosteGiosuè

Inizio vacanza pellegrinaggio per adolescenti: Toscana e Umbria

 

 


 

L’Avventura dell’Oratorio Feriale ci invita a guardare al nostro Oratorio oltre queste cinque settimane. Oratorio per dire OPPORTUNITA’ di diventare grandi. Soprattutto l’OPPORTUNITA’ di non farsi sfuggire la FELICITA’. Questa FELICITA’ non è un generico benessere ma è una condizione di VITA VERA. Quando cercate la FELICITA’ è segno che state CERCANDO GESU’. Lui non toglie nulla ma dona tutto.

Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questa avventura: le famiglie, i 65 animatori, la quarantina di adulti nel servizio portineria, mensa, accompagnatori gite, la Caritas, i ministri straordinari della Comunione Eucaristica, il gruppo Cucina e la nostra educatrice Giada. Deo Gratias:

Don Flavio, don Simone e don Angelo