Domenica 23 luglio – VII dopo Pentecoste – Giosuè

Educarsi al pensiero di Cristo/2

per una comunità missionaria feriale

 

Gesù era in cammino

La lettura di oggi ci ha messo tutti con i piedi a mollo … nel Giordano. Che bello! Insieme ai nostri piedi entra l’arca dell’alleanza ed è portata con grande solennità fino all’altra riva, la terra promessa! Questa processione rituale è una nuova Pasqua, un nuovo Esodo. Come Mosè con il popolo era entrato nel mar Rosso, così Giosuè con il suo popolo passa attraverso le acque del fiume e giunge nella terra promessa.

 

Ci vogliono i capi per guidare il popolo. Ma ci vuole soprattutto un popolo per fare alleanza con Dio. Il numero 12, così caro alla tradizione di Israele è poi passato a indicare il numero degli Apostoli di Gesù. 12 segna proprio il “popolo di Dio” con le proprie guide.

 

Mi fa un po’ sorridere l’espressione “la chiesa fondata sugli apostoli”. Apostolo significa inviato, quindi missionario, in cammino e in movimento. Ecco la chiesa è “fondata” su chi in “cammino”! Bello vero? Ma un po’ instabile, certamente dinamico e appassionante.

Mosè, Giosuè, gli apostoli, tutti noi siamo soltanto discepoli di “colui che era in cammino verso Gerusalemme” e che tra porte strette e case ben chiuse … scoprirà di dovere aprile le porte, anzi spalancare le braccia (in croce!) per quelli che da oriente, occidente, settentrione e mezzogiorno verranno per la festa del Regno; che è di più della parrocchia, della comunità pastorale e della Chiesa.

 

Davvero lo Spirito della Pentecoste non ci lascia tranquilli.

Ci mette sempre e solo in cammino verso tutti.

 

don Flavio


 

Ricevo da un’amica che l’ha condivisa con l’Azione cattolica

 

DEL TRASLOCO

Vi parlerò piuttosto del trasloco.

…Anzi si dovrebbe dire, il trasloco è caratteristico del popolo cristiano, perché come dice la lettera agli Ebrei: “Non abbiamo quaggiù una città stabile.” (Eb.13, 14)

Non si tratta quindi soltanto di uno spostamento da un luogo all’altro: è piuttosto un atteggiamento spirituale.

E’ utile pertanto imparare alcune attenzioni.

 

C’era un eschimese che voleva traslocare, perché voleva aprire un negozietto di prodotti tipici, sulle rive del Guadalquivir, nel cuore della Spagna.

Dunque prima di partire passa dagli artigiani del Polo Nord e raccoglie i campioni più belli. Da uno scultore di ghiaccio acquista un presepe tutto scolpito in un unico blocco di ghiaccio; dal guaritore si fa dare blocchetti di ghiaccio analgesico, molto utili là dove, dopo una partita di calcio, abbondano caviglie slogate, fratture, lussazioni e bernoccoli.

Dal pasticciere acquista una scatola di ghiaccioli dai vari sapori.

E parte tutto contento, sognando affari d’oro.

Quando arriva presso il Guadalquivir e apre la sua valigia nella piazza del mercato, voi sapete cosa trova: i vestiti inzuppati d’acqua e, dei prodotti tipici, è rimasta solo qualche traccia di colore sulle camicie bianche.

La storia insegna che ciò che in alcuni paesi e in alcune stagioni della vita è naturale e giusto, in altri momenti è ridicolo e dannoso. Perciò non dire: “Ero abituato così…Ho sempre fatto così…”

Piuttosto trasloca senza troppe cianfrusaglie, contento di godere dei prodotti tipici del paese in cui sei approdato.

 

C’era una formica che voleva traslocare, perché il condominio in cui abitava si era fatto troppo popolato.  Si costruì dunque una villetta in un luogo tranquillo e preparò i bagagli. Quando fu tutto pronto, siccome era una formica educata, pensò di andare a congedarsi dagli amici. Ora, in quel formicaio abitavano duemilionisettecentomilaventisette formiche virgola cinque. Lei non volle essere scortese con nessuno. Il risultato è che la povera formica è morta prima di aver finito di salutare quelli del secondo piano.

La favola insegna che c’è un momento in cui occorre vincere esitazioni e nostalgie; il passato è una ricchezza di cui non è bene restare prigionieri: il presente ci chiama alla libertà di decidere, rifiutando evasioni nei ricordi, rifiutando pretesti per essere altrove, le scuse della nostra viltà, della nostra poca fede, del nostro tiepido amore.


C’era una volta Don Franco che aveva piantato in un vaso tre gerani. Si trovavano bene insieme: si raccontavano storie, di giorno chiacchieravano con le farfalle, di notte guardavano le stelle e senza farsi capire, tossivano talvolta, quando erano investiti da uno sbuffo di fumo.

Un giorno Don Franco, considerando come erano cresciuti, decise di trapiantali: un geranio per vaso, in terra di bosco soffice e nera.

I gerani erano tristi, non volevano essere separati. Ma Don Franco, esperto giardiniere, non diede ascolto alle loro rimostranze e, detto fatto, il trasloco è bello e finito. I primi giorni sembrò che i gerani avvizzissero e qualche foglia ingiallì. Se ora però andate a guardare il balcone di Don Franco, vedrete una splendida cascata di colori e ogni geranio è orgoglioso dei suoi fiori, anche se gli tocca ancora tossire, talvolta.

 

La storia insegna che è saggio colui che si lascia nutrire di più vasti orizzonti. Talvolta un cambiamento sembra imporre un ritmo eccessivo, mortificare un desiderio, compromettere abitudini divenute care. Eppure, quasi sempre, accogliere contenti nuove proposte, accettare nuove amicizie, nuovi maestri e nuovi ambienti è un’occasione per gustare il vivere in pienezza e persino scoprire in sé stessi impensate ricchezze.

 

C’era una volta una ninfea che voleva traslocare: nello stagno era nata, era stata cullata da onde discrete, aveva sorriso del maldestro tentativo delle rane di gracidare una ninna nanna ed era tutta orgogliosa delle sfumature del suo fiore.

Ma si era stancata dello stagno, dei pescatori pazienti e sfortunati della domenica mattina, di quell’angolo di mondo senza storia: perciò voleva traslocare. Chiese dunque un passaggio ad un’anatra selvatica e si fece portare in un posto dove c’era vita, c’era movimento, un posto famoso: si fece lasciare in Piazza Duomo a Milano. Il giorno dopo era già morta stecchita e uno spazzino la scaricò senza tanti riguardi tra cocci di bottiglia, carta straccia e torsoli di mele.

La favola insegna che ci sono traslochi pericolosi: chi abbandona la vita finisce nella morte.

 

E perciò né il desiderio di avventura, né la presunzione di autosufficienza, nulla ci convinca a traslocare da Gesù Cristo e dalla sua casa sulla roccia in cui ha voluto ospitarci, che è la sua santa Chiesa.

 

(Don Mario Delpini)

 


 

 

Do 23 VII domenica dopo PentecosteGiosuè

08.00 S. Messa

10.30 S. Messa Pro Populo

Inizio vacanza pellegrinaggio per adolescenti: Toscana e Umbria

Lu 24 08.30 S. Messa Deff. Colombo MariaCarla e Mario
Ma 25 Festa S. Giacomo apostolo

09.00 S. Messa Intenzioni per coppie di sposi

Me 26 Ss. Anna e Gioachino

08.30 S. Messa Deff. Colombo Umberto, Ernesta e Suor Barbarina – Ronzoni, Vaghi e Barzaghi

Gi 27 08.30 S. Messa Def. Luziani Antonella
Ve 28 Ss. Nazaro e Celso martiri

20.30 S. Messa Deff. Rosa e Eugenio Scaccabarozzi, Di Marzo Domenica, Colloca Giacomo, Barzaghi Giancarlo, Di Marzio Saveria e Prostano Giacomo – Colloca  Giuseppina

Sa 29 S. Marta  –

ULTIMO GIORNO DI SERVIZIO SEGRETERIA – SI RIPRENDERA’ il 2 SETTEMBRE – per tempo ci si organizzi per eventuali necessità.

USCITA FAMIGLIE (una sola giornata) in val Formazza

ritrovo ore 07.00 piazza Mons. Arrigoni

NO CONFESSIONI

18.00 S. Messa S. Messa Deff. Celotto e Val – Sala Enrico, Ernesto e Stella

Do 30 VIII domenica dopo PentecosteI giudici  ULTIMO GIORNO DI APERTURA ORATORIO, SI RIAPRE il PRIMO SETTEMBRE
Lu 31 S. Ignazio di Loyola – ORATORIO CHIUSO_

partenza pellegrinaggio giovani a Santiago de Compostela

Ma 01 S. Alfonso Maria de Liguori

da mezzogiono è possibile celebrare IL PERDONO DI ASSISI

–  Il Signore ti dia PACE!  –

Me 02 S. Eusebio vescovo
PERDONO DI ASSISI   –  PACE E BENE!  –
Gi 03  
Ve 04 S. Giovanni Maria Vianney – curato d’ Ars patrono di tutti i sacerdoti
Sa 05 Dedicazione S. Maria Maggiore – Madonna della neve
Do 06 Festa della Trasfigurazione del Signore